(Rumore di fondo indistinguibile. Clangori, clamori, clamidie (possono far rumore) (sì che possono) (ah, tacete). Il sipario è ancora chiuso. Gli attori sono in ritardo. Si cominciano a distinguire fruscii, poi urletti e financo canzoni melense dai testi lunari. Dal sipario escono formicolando alcune truppe di scout che si dispongono sui lati della cavea. Tra i mormorii stufi del pubblico, il sipario si apre. Alcuni uomini barbuti in toga stanno mangiando cinese da asporto in contenitori d’alluminio seduti su pile di giornali vecchi. Compunti signori in abbigliamento anni ’50 e ’60 analizzano cose scritte in caratteri minuscoli. Altri portano vestiti vittoriani, altri ancora si soffiano il naso su maniche a sbuffo e vomitano in cappelli piumati. Uno di questi ultimi si avvicina a uno dei togati barbuti)

ROUSSEAU: Siamo corsi incontro alle catene per assicurarci la libertà.
GORGIA: Dici le ostriche? La prossima volta mettici il limone. Vuoi un po’ di pollo alla kung pao?
ROUSSEAU (vomita): Vecchio scemo. Come fai a mangiare quella merdaccia?
GORGIA: Questa merdaccia non esiste. Se anche questa merdaccia fosse conoscibile, non sarebbe edibile. Se anche fosse edibile non sarebbe digeribile. Quindi questa merdaccia non esiste.
ROUSSEAU: Mi prendi per il culo?
GORGIA: Non te. Diciamo che mi preparo al livello contenutistico degli ospiti.

(Altri uomini si avvicinano per partecipare alla discussione)

SANT’AGOSTINO: Io sono venuto solo per le puttane.
TOGLIATTI: Salvalo dai piaceri terreni, Signore, ma magari fallo dopo l’after.
GORGIA: Tu sei stato tutta la sera in un angolo. Cos’è, ti si nota di più se non vieni?
TOGLIATTI: Al banco dei cocktail c’era quel demente con la esse fischierina.
ALMIRANTE: Allora ti conviene andartene, perché adesso tocca a lui.
MONTANELLI: E a quegli altri là. Almeno quello vostro non parla in coro.
ROUSSEAU: Ma che ci facciamo qua? Io mi ricordo solo che pisciavo rosso e poi una fitta che ho bestemmiato il popolo bove.
MITTERRAND: Boh. A me – oh, scusate se ve lo dico – ma davvero non me ne frega un cazzo. E poi vedere quella pallina di merda che mi cita mi fa drizzare i peli del cazzo. C’è ancora del punch?
GORGIA: Siamo stati evocati dalle nuove generazioni. Ma in maniera piuttosto confusa, direi. Io per esempio sono stato evocato apposta per l’evento da certi hipster del Rotary che mi hanno letto sul Bignami e mi vorrebbero a insegnare in una scuola di media marketing. Infatti mi sveglio alla festa e guardate che uccello che mi ritrovo.
ROUSSEAU: Fischia.
MONTANELLI: Porco dighe.
ALMIRANTE: Sarà mezzo chilo buono.
ROUSSEAU: Alla faccia del principio di armonia.
GORGIA: Mi sa che mi sopravvalutano. Sono grandi fan di questo grande movimento di rinnovamento.
ROUSSEAU: Oh, mi sa che stanno iniziando.
MONTANELLI: Dio ci fulmini. Io ero morto e stavo una figata.
TOGLIATTI: Facepalm.

(Gruppi di scout e di discotecari allesticono un sovrappalco improvvisato, innalzano due leggii affiancati e montano una scritta con letteroni di gomma pane che recita «ROTTAMARE ADESSO, FORMATTARE ORA»)

TOGLIATTI: Ma io non lo so mica se ci voglio credere.
MONTANELLI: Saranno i crauti.
GORGIA: Seh, magari. Eccoli che arrivano.

(Sul palco salgono un tizio cicciottello che sembra un parto col forcipe e un gruppo di ragazzetti vestiti da agenti immobiliari dal sorriso Mentadent)

MATTEO RENZI: Benvenut’a’ttutti. Scusete ‘l ritardo ma s’era dietro ‘e si ‘antava ‘l mazzolin di voti che vien dal monte tristo. Ahaha.
FORMATTATORI: Ciao anche da noi S.r.l.

GORGIA (Spalanca gli occhi, guarda il pollo alla kung pao, lo butta)
MITTERRAND: Direi che hanno detto tutto.
ROUSSEAU: Quanto dura ancora? Che ore sono?
MONTANELLI: Mi si è fuso l’orologio.

MATTEO RENZI: Volevo ‘e vi concentriaste su du’ temi: Futuro!…
FORMATTATORI: …turo©.
MATTEO RENZI: …Europa!…
FORMATTATORI: …ropa®.
MATTEO RENZI: …e Merito!
FORMATTATORI: …erito$.
MATTEO RENZI: (O grulli, avete sbagliato simbolo)
FORMATTATORI: (Figa, li abbiam finiti, schiaccia tu ogni volta alt più i numerini, allora)
MATTEO RENZI: Discevamo: il problema non è tanto la ‘asta, non sono tanto gli stipendi degli statali, non sono tanto le grandi opere, non è tanto il debito pubblico…

GORGIA: Sta a vedere che il problema è che ai comizi non c’è figa.
SANT’AGOSTINO: C’è, c’è. Anzi, se mi scusate…
ROUSSEAU: Ma mi sa che vengo anch’io.

MATTEO RENZI: … Non è tanto l’IVA, non è tanto il valore percepito, non è tanto la criminalità organizzata, non è tanto l’ostracismo delle vetustà…

MITTERRAND: Cazzo dice?
TOGLIATTI: Credo sia giù di potassio.
MONTANELLI: E nessuno gli tira una banana?
SANT’AGOSTINO: Io per me ne ho un po’, ma mi fa schifo pescare con le dita nel bicchiere di piña colada.

MATTEO RENZI: Non è tanto lo spread della verdura al banco, non è tanto la spesa in infrastrutture, non è tanto l’asilo nido della Signora Maria ‘e non è aggiornata sugli studi di settore, non è tanto la soscietà autostrade, non è tanto – ‘ome diceva Mitterand – la dissoluzione del senso di coesione unitaria giovanile…

MITTERRAND: Cosa cazzo è che dicevo io?
GORGIA: Ahah. Dicevi un po’ questo e un po’ quello.
ROUSSEAU: Povero Fransuà.
TOGLIATTI: Dovevi lasciare un post-it sul frigo.
MITTERRAND: Mi sento male.

MATTEO RENZI: …Perché l’Europa è una conquista, non è tanto che è tipo un’obbligazione e allora tanto pecché io so i’ssindao di Firenze ‘e so le ‘ose allora mi permetto eccetera, NO!, è pecché non è tanto la ‘ompetenza, ma almeno fatesci prova’, non è tanto la gioventù e la parola “rottamazione”…
FORMATTATORI: …O “formattazione©”…
MATTEO RENZI: Non (Sì, ok) è tanto Rousseau…

SANT’AGOSTINO: Non sei tu.
ROUSSEAU: A quanto pare no.
MITTERRAND: E chi se l’aspettava.
TOGLIATTI: Ma allora cos’è?
ROUSSEAU: Mi sa che è tipo che la coscienza è la voce dell’anima e le passioni sono la voce del corpo.
ALMIRANTE: E se fa schifo pure il corpo?
TOGLIATTI: Allora ti vien voglia di nazismo.
GORGIA: Nulla c’è.
ROUSSEAU: E non è tanto.

(Non è tanto la disperazione, lo sconforto e la tristezza, quanto il sipario che si chiude)