Il Merda esce da uno dei tanti MediaWorld con il suo nuovo computer portatile. Ha poco più di 40 anni, 10 anni di matrimonio buttati al cesso, un diploma di scuola superiore, un lavoro, un bilocale in affitto e, per la prima volta in vita sua, si è fatto l’abbonamento ad Internet. Fuma Philip Morris ultra light.

In maniera non del tutto cosciente, ha deciso di trasformarsi in un cittadino del Web, un uomo nuovo che si emancipa dalla merda preconfezionata della TV, fatta d’informazione pilotata, reality show e gossip, per trasformarsi in un consumatore della società virtuale: un prodotto attivo che cannibalizza se stesso.

Il Merda, allora, inizia subito a nutrirsi della nuova informazione libera. In pochi minuti ha già visitato Repubblica e Corriere.it, il blog di Wittgenstein, letto 32 Amache e fumato mezzo pacchetto di Philip Morris.

A quel punto il cazzo gli diventa inaspettatamente duro, scrive “tette giganti” su Google e scopre che per continuare a navigare in rete, mentre ti masturbi, la sola mano sinistra è più che sufficiente.

Risucchiato nel vortice di opinionisti, esperti, satirici, artisti, quelli che per anni si sono fatti il culo a cliccare su Wikipedia, anche lui sente il richiamo, irresistibile, di dover partecipare attivamente a quell’enorme, psicotico e frenetico caos del “non ce ne frega un cazzo, ma diccelo ugualmente quello che pensi”. Spenta la sigaretta sul posacenere bomboniera di coccio, data 14.05.1988, il Merda, trattenendo il fumo nei polmoni, oltrepassa il primo livello dell’indecenza umana e clicca su “lasciate un commento”.

Si crede un uomo navigato perché ha scopato, testuali parole, “più della media”, ma non ha capito che “lasciare un commento” su Internet, è l’inizio della fine. In breve tempo, infatti, supera tutti e 5 i livelli d’indecenza umana: lasciare un commento su blog di Grillo – mandare foto con post-it a Repubblica.it – condividere un video di Crozza – il like sulla pagina Facebook di Saviano – iscriversi al forum di Spinoza.

Felice del suo nuovo status da esperto tuttologo, il Merda inizia a compiacersi dei suoi stessi commenti. Li rilegge più e più volte, fino a procurarsi un vero e proprio effetto psicotropico, simile a quelli ricevuti da sovraesposizione ai monologhi di Fabio Volo.

È buio. S’inizia a far sentire quella fitta dietro il collo di chi è rimasto con le spalle tirate in aria per troppo tempo, la testa protesa in avanti, la mano piantata sul mouse, i troppi click. Il Merda, drogato della sua stessa idiozia, vorrebbe cadere in un profondo sonno. Ma non può, non ora: fra poco ci sono le Amministrative da commentare.