Giorno 0 – La finale di X-Creator

Ancora prima del principio erano i quattro giudici (Oprah Winfrey, Ennio Morricone, Santiago Calatrava, Gabriele Cirilli) e i tre concorrenti provenienti dai boot camp (Dio, Allah, Buddha) scelti dopo una lunga selezione tra migliaia di enti supremi. La prova finale, che avrebbe decretato il vincitore del contratto Sony per la creazione del mondo, consisteva nella creatio ex nihilo e modellazione 3D di una provincia.

Buddha generò un territorio provinciale fatto di altissime cime ricoperte di nevi perenni dove qua e là spuntavano monasteri a lui dedicati. Nonostante l’incantevole paesaggio, Calatrava criticò ferocemente la difficoltà di accesso e la pericolosità delle vie di transito. Morricone fece poi notare con una splendida colonna sonora che una parte del territorio era facilmente esposta a eventuali invasioni dell’esercito cinese.

Allah generò una provincia semidesertica fatta di sabbia e rocce spazzate dal vento, costellata di piccole oasi paradisiache dotate di acqua corrente, vegetazione lussureggiante e frigo-bar. I giudici plaudirono concordi all’originalità, ma Oprah commentò negativamente l’assenza di distributori di benzina, nonostante il sottosuolo contenesse enormi riserve petrolifere. Gabriele Cirilli inoltre criticò l’assenza di tormentoni.

Dio generò la provincia d’Arezzo. Ottenne subito quattro “per me è sì” e vinse a mani basse. La consegna del contratto di creazione Sony avvenne alla presenza del sindaco di Cortona e di Zeus, vincitore dell’edizione precedente.

Giorno 1 – Impalcatura e prime utenze

In principio era il verbo. Poi d’improvviso comparve un venditore di rose: “Compra rosa per siniora”, e siccome nella grammatica non c’era nient’altro che il verbo, e non si poteva rispondere “No, grazie” (o “Ma quale signora, scusa?”), Dio ripeté “Rifiutare, rifiutare!” per eoni ed eoni, finché il venditore svanì nel nulla, perché altro non c’era. In clamoroso ritardo sul piano lavori e con già delle penali paurose da pagare, Dio creò il cielo e la terra senza nemmeno aver abbozzato lo spaziotempo, la materia e l’energia. Così dovette rifare ogni cosa da capo, e alle otto di sera era ancora tutto un gran casino. Inoltre iniziava a far buio, e non ci si vedeva più a lavorare, così Dio disse “Sia la luce!”. I gestori energetici si accapigliarono per fargli un contratto; Dio, nella sua infinita saggezza, scelse una tariffa Edison bloccata per venti miliardi di anni. E fu sera e fu mattina (anche se non si capisce come, visto che non c’era il sole): il primo giorno.

Giorno 2 – Soffitto e pavimento

Nel caos del primo giorno era successo che Dio aveva dipinto tutto – sopra e sotto, di qua e di là – dello stesso azzurrino, e grande confusione aleggiava tra le compagnie aeree e quelle marittime. Lì per lì Dio pensò di metterci una striscia gialla, magari avvertendo ogni tanto con degli altoparlanti, o un scritta con delle frecce, ma era un po’ una pacchianata, così, per distinguere il sopra dal sotto, inventò l’orizzonte. Sopra c’era il cielo con le nuvole e le scie di condensazione sospette, sotto la terra; cioè le acque, perché di terre emerse non se ne parlava, a parte le Tremiti, di cui però non fregava già allora niente a nessuno, d’inverno. (sì, era inverno)

Alla divisione tra le acque che sono sotto il firmamento e le acque che sono sopra il firmamento non fece seguito una precisa distinzione tra acque territoriali e acque internazionali, mancanza che avrebbe in seguito provocato accese dispute diplomatiche. E fu sera e fu mattina (di nuovo, chissà come): il secondo giorno.

Giorno 3 – Spaghetti mare e monti e verde pubblico

Dio si alzò di buonora e si accorse che era tutto allagato: rischiava di non farsi dare l’abitabilità. Controllò le guarnizioni dei rubinetti ma era tutto a posto: “Ah, no, mi sono scordato l’asciutto!”, così prese secchio e stracci e spostò tutte le acque da una parte, creando la terra e il mare. Dio non si curò di aprire le finestre a fine lavoro così parecchie zone rimasero umide e a rischio idrogeologico. Altrove invece, per la fretta di finire, aveva lasciato delle vere e proprie paludi, spianando la strada alla zanzara tigre e al fascismo. Le zone di confine tra terra e mare le diede in concessione per quattro soldi fino alla fine dei tempi, segno evidente che dietro la creazione non c’era il benché minimo business plan.

L’ambiente era piuttosto anonimo, oltre che fangoso, così Dio iniziò a seminare ovunque piante di ogni tipo, avventurandosi anche in rimboschimenti selvaggi che gli costarono l’ira delle associazioni ambientaliste. Le piante d’appartamento che avevano bisogno di poca luce prosperarono, le altre dovettero attendere il giorno successivo. Tra gli alberi da frutto andarono molto forte i meli, perché Dio aveva previsto che di lì a poco il mercato sarebbe esploso (anche Allah l’aveva previsto, in un altro senso). Le piante carnivore andarono a letto senza cena. E fu sera e fu mattina (non c’è due senza tre, a quanto pare): il terzo giorno.

Giorno 4 – Per aspera ad astra

Verso le dieci e un quarto arrivò per raccomandata la conferma che l’allaccio alla corrente era a posto e il contatore iniziò a girare. Il piano energetico prevedeva importanti sgravi fiscali per il fotovoltaico, così Dio pensò bene di creare un sole, che sarebbe servito anche per dare un minimo di cronologia al tutto. Dopo un po’ di tentativi che collassarono in buchi neri o stelle di neutroni, Dio riuscì a dare forma a una nana gialla di tipo spettrale G2, ne accese le reazioni di fusione nucleare, la mise in moto e la chiamò Sole, con la S maiuscola. Per dire i creativi. Per la notte taglio cortò e con dei materiali di scarto fece un abat-jour: prese un pezzo di roccia più o meno sferico e lo mise a orbitare attorno alla Terra, senza stare a pasticciare di nuovo con le alte energie. Era la Luna. Nacquero il giorno e la notte, le stagioni e il calendario di Barbanera.

Dio vide che mancava un che di “disco” all’insieme, così creò le stelle. Per produrre un minimo d’introiti piazzò in cielo anche dei banner pubblicitari, ma a conti fatti non valeva la pena, così li modificò e ci fece le comete. E fu sera e fu mattina (per davvero, finalmente!): il quarto giorno.

Giorno 5 – Caccia e pesca

E Dio vide che il mondo era pieno di panorami mozzafiato, e poco mancò che creasse Instagram. Sì, erano cosa buona, ok, ‘sti panorami, ma in giro c’era un mortorio che toglieva la voglia di lavorare. Poi era venerdì, e col fine settimana alle porte ci voleva un po’ si svago, un po’ di vita. Allora Dio si mise d’impegno dopo la pausa caffè della mattina e creò gli uccelli del mare e i pesci del cielo. Molti pesci si spiaccicarono sulla terra (lo scorfano vicino alla riva, così ce la fece, sebbene vistosamente danneggiato) e quasi tutti gli uccelli morirono annegati. Il martin pescatore però prese l’oro nei tuffi. Dio si fece un altro caffè, vide che i pesci caduti in mare si erano trovati bene e capì il trucco. Riempì le acque di una miriade di creature meravigliose, più la sogliola, e i cieli di volatili di ogni forma, dimensione e capacità defecatoria, che in breve si organizzarono in compagnie low-cost. Dopo aver popolato cielo e mare, Dio stava per attaccare con gli animali terrestri, ma si era fatta l’ora dell’aperitivo, perciò rimandò al giorno successivo. Si sarebbe portato il lavoro a casa. E fu sera e fu mattina: il quinto giorno.

Giorno 6 – La strana coppia

Dio sabato mattina se la prese comoda. Si alzò verso le dieci con un leggero cerchio alla testa, perché la sera prima, all’aperitivo, si era reso conto di come uccelli e pesci non fossero poi questa grande compagnia, e l’aveva buttata sull’alcol. Dopo colazione fece due conti e vide che aveva ancora quasi mezzo budget da spendere, più i fondi europei: era ora di scialare. Iniziò a sorvolare tutte le terre emerse in business class, creando senza sosta animali di ogni tipo. Le prime due ore anche con criterio, poi si lasciò completamente andare e incrociò tutte le possibili forme, variando colori e numero degli arti in modo casuale. In preda all’estasi creativa finì per creare (di nuovo) lo spaturno, ma vide che era inutile e (di nuovo) lo disintegrò. Verso le tre del pomeriggio aveva il fiatone. Stava per portare a conclusione quell’opera mastodontica con la creazione dell’ippoelefantocammello, ma una domandà lo bloccò: “Con chi esco a cena stasera?”. Ci voleva un salto di qualità, ci voleva una creatura superiore, che potesse essere ristoratore ma anche commensale, cameriere ma anche (in casi d’emergenza) cibo. Si sedette su un altopiano, si concentrò come mai aveva fatto nei giorni precedenti, diede fondo al budget e generò l’uomo.

Eccolo là, dinnanzi a lui, l’apice della creazione, la pietra angolare del cosmo, il magistrale ultimo atto dell’opera del demiurgo. Sfinito, svuotato di ogni briciola di creatività, ma colmo della più profonda soddisfazione, Dio attese silenzioso la creatura più perfetta, fatta a sua immagine e somiglianza. L’uomo, il centro dell’universo, il metro di tutte le cose, diede fiato alla sua voce, per proferire le prime parole mai ascoltate:

«Mi fai una femmina?»
«… cosa?»
«Volevo sapere se potevi farmi una femmina. Qui sono tutti in coppia».
«Veramente… pensavo che avremmo potuto fare due chiacchiere. Uscire a cena. La creazione mi ha sfinito… ».
«A cena insieme? Tu e io, da soli?»
«Sì».
«… ».
«Cosa?»
«Ma niente. Solo è un po’ strano».
«Perché?»
«Gli altri animali sono tutte coppie… nel senso di maschio e femmina. Tu e io, due maschi, a cena insieme, boh… ».
«Io non sono maschio. Io sono Dio, sono tutto».
«Quindi sei anche maschio, voglio dire. E comunque sembri maschio, facci caso».
«Non stare a guardare la barba, è un vezzo»
«Sì, però, se potessi farmi una femmina, ecco, te ne sarei grato. Poi, guarda, giuro che a cena insieme ci andiamo! Magari domani sera. Sei libero domani sera? Ci guardiamo anche il posticipo. Seratina fra uomini a parlare di calcio e figa? Eh? Solo che prima la devi creare, la figa, ecco. Allora?»
«Vabbè, ho capito, basta che ti calmi. Ti faccio una compagna. Solo che sono a pezzi, e ho finito il budget. Devo riprendermi indietro un pezzo tuo per farla. Ti tolgo una costola, ok?»
«Come una costola?»
«Una in più una in meno non cambia, fidati. Come le viti dell’Ikea».
«Ma no, dài, la costola no. Prendi il coccige allora».
«Oh, la vuoi o non la vuoi ‘sta femmina?!»
«Ok, ok, non c’è bisogno di alterarsi. Prenditi la costola… e non farmi male».

Dio si mise a tavolino con la costola dell’uomo e inchiodò, scartavetrò, intrecciò, saldò e programmò in Java, finché alla fine ottenne la donna. Nessuno dei tre fece in tempo a dire una parola che dal nulla comparve un venditore di rose: “Compra rosa per siniora”, disse all’uomo. E l’uomo, per fare subito lo splendido, regalò alla donna tutto il mazzo. Poi la invitò a cena.

Mentre l’uomo e la donna si allontanavano in cerca di un ristorante che non fosse già tutto prenotato, lui si voltò verso Dio, indicando il venditore di rose: «Ci pensi tu a saldare, vero?», e gli fece l’occhietto.

Dio, che non aveva più un centesimo in tasca, a mo’ di pagamento dovette concedere al venditore di rose il dono dell’ubiquità. E fu sera e fu mattina: il sesto giorno.

Giorno 7 – Riposo

Dio fu irraggiungibile per tutto il giorno. Pure su WhatsApp.