Hey io!

Solo uno come Whitman, che non ha mai avuto figli (legittimi, almeno), poteva dire che ‘conteniamo moltitudini’. Ok, è vero, prima di riprodurti ce le hai, tante personalità. Io me le immaginavo un po’ tipo il video di «Hey Ya!» degli outkast: tanti me vestiti ognuno in modo diverso, indaffarati a litigare in una sola, eterna riunione di condominio allestita in un lavatoio dismesso del mio ipotalamo.
Nell’istante in cui è nato mio figlio la riunione ha avuto fine. Nel sangue. Sono entrate le milizie golpiste di Io Padre e hanno ucciso quasi tutti come cani. Fine delle moltitudini, caro Walt: Io Lirico è stato avvelenato con un pannolino pieno di merda; ad Io Atletico è stato staccato il respiratore artificiale; Io Narciso è stato attirato nella mia vecchia coupé e lì detonato. Si sono salvati solo Io Fallico – che è riuscito a scappare, non so dove – e Io Paranoico, l’unico che ha accettato di mettersi al servizio del nuovo amministratore. Le riunioni della nuova giunta sono state trasferite in un posto esterno al corpo ospite, l’unico in cui sia ammesso dibattito e solo su questioni estremamente pratiche. Parlo di un posto che, guarda caso, si chiama Io Bimbo.

Catenaccio

Io Padre è un individuo semplice. È tipo un cavaliere del trono di spade. Di quelli ottusi, grossi, spicci, violenti. Metti: Mastino, per chi ha seguito la serie. Si lava poco, si cura meno e il suo unico scopo è quello di difendere la vita del bambino, attratto com’è – per opposizione – dalla sua grazia.
Il suo nemico principale è una Forza della Tenebra che si chiama Cardias, una valvola tra stomaco e esofago che all’inizio non si chiude bene, esponendo il bambino a cose terribili che il Mastino non riesce neanche a nominare. Il Cardias è una delle tante cose che ti fanno chiedere chi cazzo sia il manager Microsoft che, in fase di progetto, ha stabilito che il figlio dell’uomo dovesse uscire a nove mesi: “Dobbiamo buttarlo sul mercato entro il terzo trimestre! Sticazzi che intestino e stomaco non sono testati, ho le palle sul ceppo!”.
Se i neonati non fossero così carini, voterei per una gestazione di 72 mesi. “Metti la mano amore, senti: ha superato i 46 palleggi di sinistro, è pronto ad uscire”.
Ma non si può, non funziona così: e il bambino esce fragile. Sei tu che lo devi tenere insieme. Devi essere pronto all’azione e – soprattutto se sei un nerd che ha fatto a botte solo con Blanka e tramite Ryu – previdente nell’evitarla.
La prima cosa importante da fare è imparare un numero: 36,8. Questa è la temperatura fatata, l’isoterma che deve attraversare la fronte del bambino, l’interno del biberon e l’acqua del bagnetto. Lambisci i 36,9 e la testa di Paolo Sottocorona, il meno sensazionalista tra i meteorologi, esploderà immediatamente tipo Scanners.
La seconda e più importante cosa da fare è riguardare “Minority Report” e trasformarti in un precog vaticinatore: il fisico ce l’hai. Nella tua nuova vita da precog l’unico scopo del presente sarà quello di consentirti di guardare nel futuro. Quella mazda che ha svoltato in via della Marranella tra mezzora sarà davanti casa tua. Esci tra trentuno minuti. Il professore di liceo, che adesso sta rovistando nel cassonetto, tra nove minuti ti passerà di fianco e potrebbe prenderti il bimbo in ostaggio per ottenere un pacco di wurstel. Portati un pacco di wurstel.
Quando ti dicono che un bambino ti proietta nel futuro intendono questo: ti ci fionda per evitare che lì gli succeda qualcosa.
Cioè ti succeda qualcosa.

Conclusione

Allevare un bambino, per un padre, è come subire un pestaggio a cuore aperto. Per una madre è un pestaggio a cuore aperto sotto una doccia d’aceto. Qualunque cosa tu fossi prima non ha più grande rilevanza. Sì, volendo ne trovi qualche traccia nel bambino (“Malbolo! Malbolo!”), ma il punto non è quello: il punto è che sei tu a non ricordarti più. Qualunque aspirazione all’avventura ti spingesse alla giornata era probabilmente associata alla tua fame d’identificarti con ess’avventura: io sono quello che ha strozzato un impala a mani nude; io sono quello che prese questo corallo nell’abisso per farne la corona tua, Lady Poindexter.
E questa rivelazione su quali fossero le tue vere intenzioni giovanili – incollarti un’identità – viene presto e viene facile, quando fai un poppante. Perché ovviamente adesso ce l’hai, l’identità: io sono quello che ti ha infilato un rametto di prezzemolo nel culo solo perché avevi le coliche. E sì, durante è stato orribile. E sì, non mangerò mai più il lesso con la salsa verde. Ma quand’è uscita quella roba che ti faceva male sono stato in estasi che Santa Teresa in confronto era Zeman dopo una sconfitta. Perché io sono uno che è felice quando stai bene, topastro. Onorato di servirti.