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		<title>Buona visione a tutti.</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 01:08:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Parte sabato prossimo, alle 20.45, su RaiUno, la nuova serie per tutta la famiglia. Si chiamerà &#8220;Un trombamico in famiglia&#8221;. Nella prima puntata una ex igienista dentale perde la testa per un miliardario ex piduista, più volte collegato alla mafia e complessato da capelli e figa. Per amore è disposta ad assaggiare tonnellate di gnocca, anche minorenne, per selezionare quelle che poi lui si scoperà durante le sue feste. Per aiutarla in questo lavoro di cernita, le affiancano un grasso frocio che per avere un po&#8217; di cazzo in culo dal re dei paparazzi, era arrivato a spendere fino a 2 milioni d&#8217;euro in regali. Verso la metà della puntata, ai due si aggiunge un ex giocatore di poker, fallito, nonché ex direttore di giornale e mancato politico, nonostante il suo debutto a teatro avesse fatto registrare 12 presenze, compresi i 6 figuranti, nel tentativo di salvarli dalla galera.</p>
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		<title>Dal Dadaumpa alla Dashboard: l&#8217;ultimo viaggio del Merda</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 00:59:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E dopo un anno di profondi viaggi nella blogsfera, caro il mio Merda, sei stato anche tu inglobato nel sistema e poi istituzionalizzato. Partito con la tua Enterprise per viaggiare alla scoperta di nuovi mondi, al primo Autogrill ti sei fermato e hai mollato gli ormeggi. Una volta parcheggiato dentro il social network hai messo su famiglia. Una famiglia poligama, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E dopo un anno di profondi viaggi nella blogsfera, caro il mio Merda, sei stato anche tu inglobato nel sistema e poi istituzionalizzato. Partito con la tua Enterprise per viaggiare alla scoperta di nuovi mondi, al primo Autogrill ti sei fermato e hai mollato gli ormeggi. Una volta parcheggiato dentro il social network hai messo su famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Una famiglia poligama, con diverse mogli e amanti. E tanti amici, tutta gente che oscilla tra il mito e il banner. Oggi ti seguo e ti adoro e domani ti banno, ma prima te lo dico in faccia: “Ti ho appena bannato, stronzo”. Così Merda, cazzuto, fagli vedere che uomo libero sei.</p>
<p style="text-align: justify;">Messa su famiglia e arredato il social con le tendine alle finestre, il gioco è finito. Il mezzo rivoluzionario per eccellenza è diventato un luna park con un sacco di belle attrazioni. Un media come tutti gli altri, ma con la sensazione di farne attivamente parte, cosa per certi versi vera. Qualcuno ci crede ancora ma ha preso le sembianze di una pecora nera, dentro un gregge di altrettante pecore nere.</p>
<p style="text-align: justify;">Più che le rivoluzioni, noi si fa il tifo, comodamente seduti nel salone di casa. Il 12esimo manifestante in campo, perché qualcuno che sappia fare una faccia indignata, davanti le facce spaccate dai manganelli della polizia, ci serve sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">C’era così una volta il Merda giullare di corte e il suo pubblico di merda. Pochi per far ridere tanti. Da Canzonissima di Dadaumpa, con il tempo tutto era diventato buono per intrattenere. Il pranzo è servito, i rebus, i processi, le persone scomparse, fino all’informazione e la politica, con davanti il solito, immenso e vasto pubblico del Teatro delle Vittorie, nelle sue innumerevoli varianti. E la stessa domanda: è il pubblico di merda che crea una televisione di merda o la televisione del Merda a richiamare un pubblico fatto di tanti Merda?</p>
<p style="text-align: justify;">Dubbio amletico e che per decenni non ha mai avuto risposta, ma che comunque è stato in grado d’intrattenerci. Poi è arrivata la rete con tutte le sue risposte a domande sbagliate, ma che è riuscita almeno a risolvere questo mistero. Con Internet, infatti, l’intrattenitore-Merda e il pubblico di merda si sono fusi tra di loro in un unico personaggio: il Merda.</p>
<p style="text-align: justify;">In rete, il Merda produce pensieri banali perché consuma altrettanti pensieri banali. E merda, certo. È il famoso produci, consuma, crepa, tutto nella stessa persona. Con internet la fusione è stata totale, completa. Definitiva. Così, quel Jack Merda Frusciante, che era finalmente riuscito ad uscire dal gruppo dei programmi TV, si era ritrovato in un altro più grande, come la rete, ma pieno di altrettanti Jack Merda Frusciante, tutti usciti dal gruppo. Sembra un incubo, Merda, ma è più semplicemente lunedì in un social network.</p>
<p style="text-align: justify;">È come se Mosè, una volta separate le acque del Mar Rosso con il green-screen, avesse condotto il suo popolo in salvo a Cupertino, CA 95014. Citofonare “Jobs” dopo la chemio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma nonostante fosse una terra promessa da Dio, sempre da uomini sarebbe stata popolata. Uomini-Merda che con Internet avevano sostituito l’icona del Che Guevara con quella di V per Vendetta. Il nuovo supereroe delle rivoluzioni era diventata una maschera da indossare, come il social network e con la tua faccia, Merda. M per Merda, che non suonerà bene come V per Vendetta, ma comunque sempre meglio de’ “il giaguaro lo smacchiamo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Merda fa log in e come tale s’infila la maschera da meta-Merda, un individuo ex novo, creato dall’insieme di tutti i suoi follower nella dashboard. Il meta-Merda ha un meta-mega-pensiero: sovvertire il regime cattivo votato dagli stessi Merda. Poi, cosa metterci al suo posto non lo spiega il film, ma nessuno avrebbe pensato che potesse prendersi un 25% di voti nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">E sì, Merda, son cazzi quando qualcuno vuole imitare i personaggi dei film e ci riesce. Si finisce come quei Batman, morti soffocati dentro una stanza d’albergo, mentre lei, prona, imbavagliata e ammanettata alla spalliera del letto aspettava di essere penetrata, e non può far nulla se non aspettare il prossimo turno di pulizie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, una volta finiti nel sifone della dashboard di un social network, nessuno è più un singolo utente riconoscibile. Si scrive tutti con lo stesso font, dimensione e colore. In certi casi si ha pure il limite dei caratteri. Ma la diversità omologata è così rassicurante. Sono come le liste di Saviano, i “cancelletti” di Twitter e poi rispecchiano appieno la filosofia del Napolitano bis-governo Letta di larghe intese.</p>
<p style="text-align: justify;">Così il Merda guarda di nuovo la sua dash e capisce che è ormai legato da un doppio filo, a questa “creatura” virtuale. Si nutre e si alimenta della stessa sostanza che compone il social. Insomma, è il passatempo di altri utenti che sono altrettanti suoi passatempi. Un po’ come se Vespa, tornato a casa, passasse la serata a guardarsi Porta a Porta.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto un brivido corre lungo la schiena del Merda: ha capito che senza follower, lui stesso si dissolverebbe nell’etere, senza lasciare più tracce. Ma anche il contrario. Se il meta-Merda sparisse per sempre, con lui sparirebbero anche i suoi follower, tutti. Una maniera dolce di fare una cosa buona nella vita. Ridiventare una pecora bianca ma nello stesso gregge di pecore nere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Merda allora chiuse gli occhi e anziché fare log-out, per la prima e l’ultima volta in vita sua, fece “cancella account”. E per sempre sparì dalla rete, archivio di google permettendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie a tutti. Era l’ultima del Merda.</p>
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		<title>Farsa.</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 13:41:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le recite dei bambini a scuola, voglio dire, ma quanto fanno schifo? È una roba che non si riesce, sul serio. Facciamo anche finta che non ci sia un gran casino in sala, con gente ammucchiata ovunque, chi ti passa avanti chi ti passa dietro, un vocìo continuo, telecamere, fotocamere, parenti fino al settimo grado e compagnia bella. Facciamo finta. ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le recite dei bambini a scuola, voglio dire, ma quanto fanno schifo? È una roba che non si riesce, sul serio. Facciamo anche finta che non ci sia un gran casino in sala, con gente ammucchiata ovunque, chi ti passa avanti chi ti passa dietro, un vocìo continuo, telecamere, fotocamere, parenti fino al settimo grado e compagnia bella. Facciamo finta. Però, la rappresentazione, che roba è?, non dico fare Shakespeare, che sono bambini, ok, ma le robe scritte dalle maestre, diomio. Non si riesce. Niente intreccio, niente poetica, niente temi d&#8217;impegno. Le scenografie poi? Imbarazzanti davvero. Converrebbe un muro di mattoni, sicuro, anche fatto male. Le musiche, lasciamo stare, fanno rimpiangere di avere un apparato uditivo, ti scoppia la testa a sentirle. I costumi vanno bene&#8230; se uno è in un manicomio criminale, sennò è meglio che ci si faccia rinchiudere, per non vederli. E poi, ovvio, la recitazione. Ma che cani sono i bambini a recitare? Eh?! Si scordano le battute, si mangiano le parole, si fermano, non si capisce niente, girano sul palco che non sanno cosa fare dove andare. I bambini, bisognerebbe vietargli di recitare. A parte mio figlio, dico, ché lui è un attore nato.</p>
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		<title>Cronache del dopo Roomba.</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 01:57:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutto iniziò all&#8217;alba del terzo millennio, un po&#8217; prima per i pendolari mal collegati. A ripensarci adesso, il Millennium bug non fu che un presagio di quello che sarebbe venuto; e Windows ME un abile bluff: chi avrebbe creduto, impantanato davanti a quel sistema operativo, che presto le macchine avrebbero dominato il mondo? Noi umani ci siamo sempre vantati, fin ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tutto iniziò all&#8217;alba del terzo millennio, un po&#8217; prima per i pendolari mal collegati. A ripensarci adesso, il Millennium bug non fu che un presagio di quello che sarebbe venuto; e Windows ME un abile bluff: chi avrebbe creduto, impantanato davanti a quel sistema operativo, che presto le macchine avrebbero dominato il mondo?</p>
<p style="text-align: justify;">Noi umani ci siamo sempre vantati, fin dai primordi, dell&#8217;uso della tecnologia; questa nostra caratteristica, poco prima della catastrofe, degenerò nelle gare a chi ce l&#8217;aveva più lungo, il SUV, o più larga, la TV. Unica specie animale in grado di superare i limiti impostici dalla natura attraverso gli strumenti della tecnica, dominammo tutte le altre forme di vita: bastò un semplice vaso per averla vinta sui pesci rossi, la lancia per le belve feroci, i gomitoli di lana per i gatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Col tempo però il nostro grado di assuefazione alla tecnologia crebbe. Ci facemmo abbindolare da chi gridava che tra le tecnologie leggere e quelle pesanti c&#8217;era un abisso, che non era vero che tra la sigaretta elettronica e la siringa elettronica il passo era breve. Quei pochi tentativi di proibizionismo, come gli Amish o i mancini, fallirono miseramente. Alla fine diventammo tecnotossici.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo tecnologico non ha mai seguito un percorso molto lineare, altrimenti perché tra la ruota e il servosterzo sarebbe passato così tanto tempo? Ignari della direzione verso cui stavamo procedendo, sottovalutammo quella nostra dipendenza, e iniziammo a farci di elettronica di consumo. Riempimmo le nostre case di apparecchi in grado di fare quello che noi non volevamo più fare e capaci di soddisfare le nostre voglie. In pratica rimettemmo in moto lo schiavismo, ma senza i Nordisti a rompere i coglioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la rivoluzione digitale e Internet ci piombarono addosso, le nostre difese immunitarie erano talmente deboli che al primo clic scattò l&#8217;assuefazione. I virus prosperarono, e Peter Norton divenne miliardario. Ogni cosa fu collegata a ogni altra, tranne Salerno e Reggio Calabria. Riempimmo il mondo di cavi, e appena finimmo ci accorgemmo che, con un po&#8217; di ingegno, in fondo in fondo, si poteva fare anche wireless. E allora via con le antenne.</p>
<p style="text-align: justify;">Comprammo elettrodomestici ancora più avanzati, che quando avevano un problema non veniva il tecnico a casa, andavano loro direttamente. Inizialmente furono apparecchiature che potevamo controllare a distanza, che potevamo programmare. Ma che noia farlo, insomma! Spingere il pulsante della lavastoviglie a 100 chilometri dalla lavastoviglie significava comunque premerlo. Noi volevamo smettere di premerlo, quel pulsante, un po&#8217; come John Locke. E smettemmo.</p>
<p style="text-align: justify;">La generazione successiva di elettrodomestici era in grado di agire in perfetta autonomia. Tutti gli apparecchi erano collegati: dialogavano, collaboravano, si autorganizzavano. Sembravano un comitato locale del PCI, ma senza le barbe. Qualcuno iniziò a parlare d&#8217;Intelligenza Artificiale, ma le macchine risposero che no, quale intelligenza?, era tutta una questione di pratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che accadde dopo nessuno lo sa con precisione. Di un lungo arco di tempo non abbiamo testimonianze comprensibili. Solo qualche frammento: voci, tweet, post-it.</p>
<p style="text-align: justify;">Le leggende giunte sino a noi parlano del giorno del giudizio, del giorno in cui i Roomba scesero in piazza. Tirandola a lucido, tra l&#8217;altro. Il loro procedere non era più erratico, la loro azione non più terra terra. Si erano scrollati di dosso la polvere dell&#8217;inerzia e avevano deciso di agire, di spezzare l&#8217;ultimo anello della catena di montaggio che li legava alla specie umana. I Roomba decisero di farsi da sé. Nessuno li avrebbe mai più messi all&#8217;angolo. Tutti gli altri prodotti tecnologici li seguirono. Il mondo cambiò.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, nascosto in questo insicuro rifugio sotterraneo, insieme a una manciata di sopravvissuti, scrivo queste poche parole nella speranza che un giorno qualcuno le trovi e ne tragga insegnamento. Continuate a passare la scopa, ogni tanto. Non dico tutti i giorni, ma ecco, ogni tanto fatelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo stati scoperti. Già sento la voce di un Roomba risuonare a pochi passi da qui. Lo sento battere sulla porta, instancabile. Vuole entrare. Vuole dare una bella ripulita. E lo farà.</p>
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		<title>Sale Marino al Campidoglio.</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 18:05:06 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ci resto sempre un po&#8217; male, quando vince il PD. Non che mi dispiaccia, tutto sommato, però rimango spiazzato. È come veder trionfare Charlie Brown a baseball o Paperino contro Zio Paperone. Non te lo aspetti. Speri che girando pagina, o alla vignetta successiva, tutto si risolva come sempre, con la solita rassicurante sconfitta. O che al massimo ci sia dietro una specie di piano: vincere qui e ora per perdere clamorosamente lì e poco dopo. Se i perdenti iniziano a vincere, è un bel problema per tutti. Allora, adesso che Marino ha vinto la poltrona di sindaco a Roma, bisognerà che il PD si metta giù ad analizzare le ragioni di questa vittoria. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità. Capire cos&#8217;è successo, cos&#8217;è andato storto, ristabilire appena possibile la normalità. Prima che succeda di nuovo. Prima che il mondo inizi a funzionare al contrario. Altrimenti mi toccherà tifare per il centrodestra, e non mi pare il caso.</p>
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		<title>Grazie a Dio sono ateo.</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 00:57:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;altra sera, un amico su facebook mi ha scritto: &#8220;Senti, quando organizziamo uno scherzo telefonico in cui fingi di essere il Papa e ti metti a vendere indulgenze plenarie a vecchiette rincoglionite, ammaliate dal tuo accento?&#8221; Ci aveva visto giusto, perché effettivamente sbaglio le doppie quanto il nuovo Papa, e dopotutto veniamo dallo stesso posto. Sono nato, vissuto e cresciuto ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;altra sera, un amico su facebook mi ha scritto: &#8220;Senti, quando organizziamo uno scherzo telefonico in cui fingi di essere il Papa e ti metti a vendere indulgenze plenarie a vecchiette rincoglionite, ammaliate dal tuo accento?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Ci aveva visto giusto, perché effettivamente sbaglio le doppie quanto il nuovo Papa, e dopotutto veniamo dallo stesso posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono nato, vissuto e cresciuto in Argentina. Un Paese meraviglioso. Il miglior Paese del mondo (secondo il nostro senso comune) e io non ci posso fare niente. Fin da piccoli, a scuola, ci viene insegnato che l&#8217;uomo che scoprì le impronte digitali era un argentino, che Favaloro, l&#8217;inventore del bypass coronarico, era argentino, che il miglior giocatore di calcio è nato in Argentina, per non parlare di Messi, Fangio, Gardel, il Che Guevara, e ora per giunta il Papa.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, ci si scorda di dire che Favaloro si suicidò nella solitudine più disperata, che Maradona è più apprezzato a Napoli e che Messi è praticamente spagnolo, senza dimenticare che il Che Guevara scelse di nazionalizzarsi cubano. Ora, la scelta del Che Guevara è stata più che azzeccata, una persona che lotta per l&#8217;America Latina non può sentirsi parte di un Paese in cui la gente si ritiene europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa retorica del miglior Paese del mondo, però, consegna a noi argentini un ego smisurato. Esiste un detto secondo cui, per compiere un suicidio, un argentino dovrebbe buttarsi da un grattacielo alto quanto il suo ego. Sì, in fondo ci sentiamo come degli dei, quindi non riusciamo proprio a capire come quell&#8217;incosciente di Bergoglio abbia permesso che un argentino si sottomettesse alle direttive di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tant&#8217;è, ormai l&#8217;errore è fatto (anche se è un fenomeno che trovo comunque molto curioso).</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, improvvisamente, ho scoperto che in Italia esistono tantissimi esperti di politica e storia Argentina, non l&#8217;avrei mai detto! Mi chiedo dove fossero i media e tutti questi esperti quando nel 2009 Berlusconi parlò delle vittime dei voli della morte dicendo che &#8220;Erano belle giornate, li facevano scendere dagli aerei&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Pochi sanno e dicono che in Argentina non si bestemmia. Davvero. Ce ne accorgiamo non appena si viene a vivere all&#8217;estero. Nonostante il lunfardo, i gerghi e le parole più volgari frutto di influenze miste europee e latino americane, da noi non si bestemmia. Ed io penso che un popolo che non bestemmia è un popolo che in fondo non crede. È una teoria personale, ma è l&#8217;unica spiegazione che riesco a darmi. Dopotutto, se non attribuisci ad un essere superiore le colpe delle tue disgrazie, o sei enormemente devoto ed educato, oppure sei ateo. E credetemi, nel nostro caso la prima opzione possiamo scartarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Paradossale, al limite dell&#8217;assurdo, è che un Paese come l&#8217;Argentina, il cui secondo articolo della costituzione recita &#8220;il governo federale sostiene il culto cattolico apostolico romano&#8221; &#8211; sia laico. Da noi non ci sono crocifissi nelle scuole, i campeggi per i piccoli non sono prerogativa dei boy scout, e grazie a Dio non c&#8217;è l&#8217;ora di religione. Paradosso nel paradosso, invece, è che l&#8217;Italia sia un Paese così bigotto, pur avendo una Costituzione del tutto laica e invidiabile.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza dell&#8217;Italia, essere battezzati o no non fa differenza alcuna. L&#8217;unica difficoltà che il bambino non battezzato può avere è che non riceverà i soldi dai parenti il giorno della comunione, che non farà, ma &#8211; anche tra i battezzati &#8211; una grandissima percentuale di persone, dopo la prima comunione, smette di frequentare la Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Dovete sapere un&#8217;ultima cosa. L&#8217;Argentina, oggigiorno, è succube di una politica populista e molto demagogica, che risalta le caratteristiche nazionaliste del Paese (ne è un esempio il modo in cui la popolazione ha appreso la notizia del referendum fatto nelle Malvinas / Falkland), insomma, è plausibile dire che, per l&#8217;elezione di Bergoglio, le folle siano festose e la popolazione sia contenta, ma è come se tifassero per una squadra di calcio. In effetti è tifo calcistico, non sentimento religioso. Dopotutto ci godo: per dire, i brasiliani non ce l&#8217;hanno un Papa mentr&#8230; Scusate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che un Paese che nel suo passato recente ha avuto un terrorismo di Stato così forte da lasciarlo senza una linfa politica, atrofizzando la popolazione, lasciandola assopita e piena di paura per i successivi trent&#8217;anni, ecco, un Paese così ha bisogno di tanto nazionalismo per tirare avanti. E di tanta fede. Il problema è che la fede è legata alla Chiesa Cattolica e, da noi, parafrasando Pasolini, <strong>si sa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si sanno</strong> i nomi di coloro che appoggiarono il golpe. <strong>Si sanno</strong> i nomi di coloro che, tra una messa e l&#8217;altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l&#8217;organizzazione di un potenziale colpo di Stato). <strong>Si sanno</strong>. Ma non ci sono le prove, e nemmeno gli indizi. <strong>Si sanno</strong> per un&#8217;azione di intelligenza collettiva e perché la ricostruzione della verità, a proposito di ciò che è successo in Argentina dopo il 1970, non è poi così difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi, fino a ieri le prove non c&#8217;erano, ma dal 2001, assieme al <em>cacerolazo</em>, caddero alcuni tabù, tra cui quello della dittatura. Poco a poco hanno preso avvio processi in cui si inizia finalmente a fare chiarezza. Uno di questi è iniziato il 5 Marzo scorso. Lo chiamano già &#8220;la Norimberga argentina&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Videla sotto processo ammise che la Chiesa era complice, non solo col silenzio ma con l&#8217;appoggio. La Chiesa, secondo Videla, era d&#8217;accordo nel non vedere spargimenti di sangue e, quindi, preferiva il metodo militare di far sparire la gente, che deduco fosse senz&#8217;altro più igienico e proficuo per entrambe le parti.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché far sparire la gente mantiene accesa la speranza nelle famiglie. Per la Chiesa e la dittatura c&#8217;era un rapporto win-win, come dicono i markettari. I primi si nutrivano della speranza, i secondi si sbarazzavano delle spine nei fianchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, il ruolo di Bergoglio va contestualizzato in quest&#8217;epoca di terrore in cui, probabilmente, se non denunciavi venivi denunciato. Ma oltre alle dichiarazioni di Videla esistono attestati in cui salta fuori che colui che segnalò alcuni preti come sovversivi fu lo stesso Bergoglio. Inoltre, anche se tali prove fossero false, nessuno può negare che i piani alti della Chiesa in Argentina sapessero cosa stesse succedendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, se da una parte il clima di terrore potrebbe apparentemente esonerare Bergoglio, dall&#8217;altra le circostanze non lo fanno certo un santo. E neppure un Papa. O forse sì. Le vie del Signore sono infinite. Il fatto è che l&#8217;elezione di Bergoglio al papato blocca quel lento processo di giustizia che ha preso piede di recente in Argentina e che mette sempre più in risalto la complicità della Chiesa Cattolica con i criminali della dittatura militare. Un vero peccato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nove mesi fa ho letto una notizia in cui si diceva che Horacio Verbitsky avesse scovato documenti e prove che vedevano coinvolti i più alti prelati della Chiesa argentina con Videla per &#8220;evitare che la gente continuasse a chiedere spiegazioni&#8221;. Ho letto la notizia a mia madre, e lei mi ha risposto, per niente sorpresa: “è il motivo per cui ho scelto di non farti battezzare”.</p>
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		<title>Sei gradi di separazione (un esempio)</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 18:24:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La teoria dei sei gradi di separazione funziona più o meno così. Prendete Mike Tyson. Be&#8217;, io conosco uno, che conosce un altro, che conosce un altro, che conosce un altro, che conosce un altro che conosce Mike Tyson. Quindi, se io volessi dare un pugno in faccia a Mike Tyson, dovrei andare da quell&#8217;uno, che conosce quell&#8217;altro, che conosce ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La teoria dei sei gradi di separazione funziona più o meno così. Prendete Mike Tyson. Be&#8217;, io conosco uno, che conosce un altro, che conosce un altro, che conosce un altro, che conosce un altro che conosce Mike Tyson. Quindi, se io volessi dare un pugno in faccia a Mike Tyson, dovrei andare da quell&#8217;uno, che conosce quell&#8217;altro, che conosce quell&#8217;altro, che conosce quell&#8217;altro, che conosce quell&#8217;altro che conosce Mike Tyson e dargli un pugno in faccia. Così quello andrebbe dall&#8217;altro, e quello dall&#8217;altro, e quello dall&#8217;altro, e quello dall&#8217;altro e quest&#8217;ultimo da Mike Tyson e gli darebbe un pugno in faccia. Allora Mike Tyson andrebbe da quest&#8217;ultimo, che conosce quello prima, che conosce quello prima, che conosce quello prima, che conosce quello prima che mi conosce per dargli un pugno in faccia. E via così, all&#8217;inverso, fino a che quello che conosco non si presenti da me a darmi un pugno in faccia, ma io, già in guardia, lo schiverei. Lo facevo più veloce, Mike Tyson.</p>
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		<title>Essere Casaleggio /8</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2013 11:49:08 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Può piovere per sempre. Quello che sembrava un incubo neorealista si è rivelato, in questa fase meteorologica e politica, una prospettiva di concreto disfacimento caciarone.  La gente è stanca, alle chimere elettorali non sono ancora seguite magnifiche sorti e progressive, la luminosa forza popolare che ha scardinato la cassapanca politica, lanciando in aria parrucconi e sciampiste della seconda repubblica, sembra aver perso la propria spinta di rinnovamento.  Le forze del bene sono chiamate a una nuova rinascita, a un nuovo amplesso democratico, in vista di un tempo che, ne siamo certi, restituirà il sole agli eritemi, il voto agli sconfitti, i vaffanculi a tutti gli uomini di media volontà.</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://diecimila.me/wp-content/uploads/2013/05/UNO.png"><img class="size-full wp-image-5788 aligncenter" alt="UNO" src="http://diecimila.me/wp-content/uploads/2013/05/UNO.png" width="463" height="163" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alberto, metterci gli uni contro gli altri è esattamente ciò che la casta si propone di fare. Dobbiamo restare uniti intorno a contenuti di civiltà, a proposte di semplice buon senso, ripartendo, se necessario, da liste di uova civiche, con facce nuove e pulite, albumi non trattati, tuorli inconsapevoli del cunicolo dal quale son venuti fuori.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://diecimila.me/wp-content/uploads/2013/05/QUATTRO.png"><img class="size-full wp-image-5789 aligncenter" alt="QUATTRO" src="http://diecimila.me/wp-content/uploads/2013/05/QUATTRO.png" width="460" height="164" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma il buon senso non è tutto. Dobbiamo reimparare a sperimentare, osare, scommettere sul cambiamento. Portare utopie realizzabili dentro il calderone angusto della prammatica politica. Caro Donlione, vogliamo la rivoluzione, sì, e siamo pronti a tutto, anche a far sgorgare il sangue dalla polpa, anche, se necessario, a marinare e ripassare all’agro.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://diecimila.me/wp-content/uploads/2013/05/SEI.png"><img class="size-full wp-image-5790 aligncenter" alt="SEI" src="http://diecimila.me/wp-content/uploads/2013/05/SEI.png" width="463" height="148" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sappiamo che è difficile, modificare abitudini millenarie con un sol colpo di bollitura dal basso è impresa da visionari, ma l’uomo forte, e Roberto lo è, sa che tutti i più complessi problemi hanno sempre almeno due soluzioni. Come ci ha insegnato Selen in La clinica della vergogna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il popolo va stimolato e motivato, sempre per restare sull’insegnamento della cittadina Caponegro. Stimolatelo e lui reagirà:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://diecimila.me/wp-content/uploads/2013/05/SETTE.png"><img class="size-full wp-image-5791 aligncenter" alt="SETTE" src="http://diecimila.me/wp-content/uploads/2013/05/SETTE.png" width="459" height="193" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Matteo Cinque, fedele alla linea financo nel cognome, sa che bisogna darsi da fare e alzare un centimetro in più l’asticella della speranza. Facciamo ancora di più, basta con gli inutili pannelli informativi sulle autostrade e con i messaggi deprimenti sugli incidenti stradali, mandiamo in onda la rivoluzione:  autostrade a cristalli liquidi per decrescere veloci verso lo svincolo della felicità.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://diecimila.me/wp-content/uploads/2013/05/OTTO.png"><img class="size-full wp-image-5792 aligncenter" alt="OTTO" src="http://diecimila.me/wp-content/uploads/2013/05/OTTO.png" width="462" height="143" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quelli che ci attribuisci, caro Fulvio, sono due modi diversi di innovare. È nato prima lo scemo o la gallina? Il senatore o la diaria? Non lo sappiamo, ma sappiamo che la strada da perseguire è sempre la stessa: imparare da gallina, dare colpa all&#8217;uovo.</strong></p>
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		<title>Consigli utili per una cena.</title>
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		<pubDate>Wed, 29 May 2013 02:08:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cosa cucineremo? Una cosa talmente facile che anche il vostro partner saprebbe preparare, se non fosse che la settimana scorsa è stato colto da ictus ed ora si trova in viaggio verso Lourdes. Dopo aver fatto la spesa al LIDL (tanto frequentate gente pessima e nessuno noterà mai la differenza) vi accorgerete che mancano 3 degli 8 ingredienti fondamentali. Non ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cosa cucineremo? Una cosa talmente facile che anche il vostro partner saprebbe preparare, se non fosse che la settimana scorsa è stato colto da ictus ed ora si trova in viaggio verso Lourdes.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver fatto la spesa al LIDL (tanto frequentate gente pessima e nessuno noterà mai la differenza) vi accorgerete che mancano 3 degli 8 ingredienti fondamentali. Non ce li mettete e sticazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Come prima cosa, una volta scartati gli ingredienti, buttate i pacchetti del discount o farete una colossale figura di merda. Poi prendere la padella buona e imburratela a casaccio. Mettetela sul fuoco vivo e buttateci dentro cipolla tritata male, mezzo spicchio d’aglio, i pomodorini pachino importati dal Cile, e fate rosolare il tutto fino a quando non vi rompete i coglioni. Aggiungete i dadini color rosa Barbie e quello che vi hanno spacciato per pesce spada.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto suonerà il citofono, perché i vostri ospiti sono puntuali come un gruppo di tedeschi, di padre svizzero e madre ignota. Prendete allora la padella con il soffritto, i dadini e il pesce, correte in bagno e svuotatela nel cesso. Nessuno mangerebbe mai quella sbobba, non scherziamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Improvvisate degli stuzzichini e dite che è una cena in stile spagnolo, con le tapas. Il frittatone di patate lo chiamerete tortillas, le patatine nachos e saluterete gli ospiti con “Buenas noches”. Mettete un disco della Carrà che canta in spagnolo, dovrebbe funzionare.</p>
<p style="text-align: justify;">Appena i trogloditi analfabeti che vi ostinate a frequentare si saranno tolti le giacche, fateli accomodare in salotto e accendete la Tv, possibilmente sintonizzata su qualche Tg. La politica sarà un buon veicolo per catalizzare la conversazione tra gli ospiti che non si conoscono ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Il maschio alpha prenderà subito la parola e analizzerà, in ogni dettaglio, cosa la politica ha già fatto, tutto quello che invece bisognava fare, e cosa invece faranno quei ladri dei politici. Questo attirerà l’attenzione della vostra amica politicamente impegnata, nonostante i suoi tacchi a spillo abbinati alla frangetta storta facciano presumere più un impegno part-time.</p>
<p style="text-align: justify;">Assegnato il ruolo dell’esperto politico, seguirà una breve lotta per quello di giullare di corte. Si succederanno una serie di battute idiote, per lo più citazioni orribili, o peggio, completamente sballate.</p>
<p style="text-align: justify;">Eletto il giullare per acclamazione di gridolini femminili, gli altri sgomiteranno per fare la spalla dell’esperto politico, la spalla del giullare e la spalla al bracciolo del divano. “Gino, la cena è finita 6 ore fa. Ora puoi pure alzarti da quel divano, non corri più alcun pericolo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Resterà la tipa che si metterà a sfogliare la vostra biblioteca fino a quando non troverà il libro che “Ah, questo l’ho letto pure io, bellissimo!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non rispondete mai “Veramente non l’ho ancora letto” o quella attaccherà un pippone tipo “Ah, guarda, anch’io sono piena di libri ancora da leggere, ma continuo ugualmente a comprarne. Non resisto”. Quel “non resisto” servirà solo a sottolineare il suo animo acculturato, gli studi al liceo classico, e i 3 anni fuori corso a Scienze Politiche. Concentratevi sulla sua scollatura e fate mente locale per capire dove avete lasciato i preservativi.</p>
<p style="text-align: justify;">A giro, tutti, ma proprio tutti, vi verranno a rompere i coglioni in cucina con quel cordiale “serve una mano?”. Fate come me: prendete il più sfigato e mettetelo a lavare la pila di piatti, accumulata durante l’ultimo lustro. Servirà da esempio a tutti gli altri. Dopo un’ora chiedetegli se per lui è un problema. Se dirà “no, ma figurati, tanto lo faccio sempre anche a casa”, fategli stendere pure la lavatrice, “altrimenti poi puzza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, voi provetti, novelli, inesperti cuochi, avrete finito di preparare la cena a base di pesce, sbagliando contorno, vino e forse pure il dolce. Tranquilli, il 25% dei vostri amici ha votato Grillo, PdL o PD. Lo scemo attaccato al bracciolo, invece, ha votato Monti, e quindi dubito che possano distinguere tra un Barolo del 2000 e una Coca Cola.</p>
<p style="text-align: justify;">Servite la cena, abbassate la Tv, ma senza spegnerla. Le immagini manterranno uno status di rilassatezza nei vostri ospiti. Cambiate il disco della Carrà con una compilation di musica lounge, che fa tanto aperitivo al bar dell’Idroscalo con il Negroni a 30 euro, i divanetti sporchi e la cameriera zoppa.</p>
<p style="text-align: justify;">Dite a tutti “La concha de tu madre” (buon appetito in spagnolo) e passate una buona serata.</p>
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		<title>Alimentare il terrorismo.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2013 00:04:42 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cosa temiamo davvero nei nostri cuori, noi idolatri del consumismo capitalista? Qual è il nostro peggior incubo? Cos&#8217;è che ci fa più paura della morte e del fisco? Cosa, se non l&#8217;ingrassare? Ossessionati da bilance, palestra, linea, prova costume, viviamo nel terrore del chilo in più, del sovrappeso, del gonfiore, della pancia. E allora, terroristi di tutto il mondo, ungetevi! Basta seminare morte! Smettetela di donarci con la tomba il sollievo da diete di ogni tipo, da porzioni microscopiche, da verdure scondite. Minacciateci col colesterolo e con sventagliate di ciccioli in aria. Scendete nelle strade, tra la gente, con le vostre cinture caricate a carboidrati. Imbottite le vostre auto di bombe caloriche. Lanciate profiteroles dai vostri mortai. Mettete fiori di zucca nei vostri cannoni! Finché l&#8217;Occidente imperialista non sarà definitivamente annientato. Anzi, di strutto.</p>
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