La civiltà degli illetterati.

Detachment1

«Ma il cielo è sempre più blu…»
R. Gaetano

Perché continuare a farci il culo sulla cultura, quando puoi usare una citazione già bella e pronta?

Per descrivere il proprio stato d’animo non c’è mezzo migliore delle citazioni. Basta solo scegliere lo scrittore, il blogger, la canzone o il fotografo che faccia al caso nostro per quei 5 minuti. Inutile sbattersi in dispendiosi viaggi interiori alla ricerca della singola parolina che descriva il nostro malessere. Perché soffrire se qualcuno l’ha già fatto prima di noi, guadagnandoci anche sopra? Loro hanno patito, scavato in profondità e messo in prosa, a noi resta il compito più facile: leggere, selezionare e condividere.

Indubbiamente, questa pratica di massa con cui esprimiamo con parole altrui i sentimenti che non sapremmo descrivere in altri modi, ci fa apparire interiormente tutti uguali. E così, all’improvviso, scopri che tu, laureato in filosofia, e il Merda, per descrivere quello che provate, usate le stesse frasi e gli stessi autori. In pratica, avete gli stessi sentimenti.
Il Merda: “Luke, sono tuo padre”.
Luke: “Merda!”
Il Merda: “Chiamami pure Babbo”.

Anche il Merda, infatti, legge e condivide con piacere le citazioni. È talmente sciocco da arrivare a credere che stiano persino parlando di lui. Come quelle che citano Shakespeare e aggiungono “Sembra sia stata scritta per me”. Credici.
Tra le sue preferite ci sono quelle che parlano d’amore. Certo, il Merda non si è innamorato e se dovesse succedere, al posto delle farfalle, nel suo stomaco volerebbero pipistrelli, ma davanti ad una frase d’amore, la condivisione con il resto della blogosfera diventa automatica. È la sua passione. Un riflesso condizionato, come quello dei cani di Pavlov.

L’autore della citazione, ovviamente, gioca un ruolo importante nella scelta. Come nella moda, per ogni gruppo d’appartenenza, ci sono gli autori che descrivono al meglio i tuoi sentimenti, quelli da evitare come la peste e quelli neutri;

Account Tumblr: Fabio Volo no, Coelho ni, Alda Merini sì.
Account Facebook: Fabio Volo sì, Coelho ni, Alda Merini no.
Account Twitter: Fabio Volo no, Coelho no, Alda Merini no che non ha neanche un account.
Account FriendFeed: Fabio Volo sì, Coelho sì, Alda Merini sì.
Account Google+: siete degli sfigati a prescindere.

Poi ci sono i classici buoni per tutte le stagioni e gli account, come Palahniuk, Wilde, Allen, Carroll.
Ma ci pensate? Alle 8.25 il Merda si sente rappresentato dai versi di Alda Merini, alle 11.45, dopo la seconda colazione, quando ammicca alla cassiera 35enne, si accontenta già di Paulo Coelho e per le 18.00 gli basta e avanza la prima foto di qualche albero che si staglia su uno sfondo di cielo blu cobalto saturato, come se Milano fosse stata edificata su Plutone. Dalle 21 in poi, il suo cervello accetta solo video.

Oltre a semplificarci la vita emotiva, le citazioni ci permettono di apparire più colti di quello che siamo. Il Merda, per esempio, passa un sacco di tempo a citare autori a lui sconosciuti e ciò non gli crea alcun problema, anzi, è un meccanismo funzionale.
Vi siete laureati con una tesi su “Fight Club” e magari avete pure letto il libro? Sticazzi! Anche il Merda conosce tutte le battute e i fotogrammi del film, e senza averlo mai visto! ma per farci due chiacchiere durante l’aperitivo gli basta e avanza. L’importante è citare sempre nei tempi giusti, tanto il pubblico è più vicino al Merda che al laureato, e questo eviterà a qualsiasi discussione di diventare oltremodo profonda.

La cosa divertente è che siamo solo all’inizio di questa nuova fase. Il Merda è ancora un vecchio prodotto della società, ma si sta adattando rapidamente.
Le nuove generazioni, al contrario, nasceranno con un cervello ancora più piccolo e con la sola memoria a breve termine, a forza di passare il tempo a leggere le citazioni altrui, senza doversele ricordare, perché “Aspetta un attimo, ora lo guardo sull’iPhone!”.

È il Merda ragazzi, un soggetto culturalmente arretrato, adattato e felice, tanto quanto l’equipe di fisici nucleari che lavorano al CERN. Fin quando ognuno rimane dentro al proprio microcosmo, son tutti felici.

Ma questo non è più un microcosmo, sappiamo tutti che l’habitat del Merda, ormai, è in piena espansione.

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About the Author

SpaamNasciamo tutti quanti insieme nel 1975, ma a causa di una vita difficile e scambio di culle, decidiamo subito di darci alle droghe ed alla pornografia passiva. A 10 anni, il primo di noi sfrutta il garage dei nonni e mette in scena la sua prima commedia teatrale. La catastrofe, annunciata, è totale. Nello stesso periodo, un altro tenta la via della musica classica, senza fortuna. Il più secchione si laurea in biologia, gli altri lo prendono per il culo: che facoltà di merda! Quando arriviamo ai 30 anni e qualche cosa, finalmente, riusciamo a mettere insieme il tutto in unico contenitore. Nasce sul web Spaam, ovvero, l’incontro segreto tra molteplici personalità. L’effetto, stupefacente, della creatura Spaam, ci permette di risparmiare fino a 500 euro mensili di psicoanalisi.View all posts by Spaam →

  1. IsaIsa07-16-2012

    Cavolo, non so se riderne o sentirmi una merda! Ho deciso: d’ora in poi mi auto-cito. :D

    • SpaamSpaam07-16-2012

      Un’ottima idea, ma occhio a non finire tra gli autori da “leggere, selezionare e condividere” :D

  2. BuffBuff07-20-2012

    Trovo il pezzo di una banalità disarmante. “Il merda” mi pare tanto la proiezione di uno sfogo classista, e mi chiedo: perché i laureati, e soprattutto i più in gamba, devono per forza sentirsi dei repressi?

    Diverso sarebbe stato volgere l’articolo su “la merda” e sulla dipendenza più generale ed esasperata dal citazionismo. Ma così dice davvero poco, a mio avviso.

    • SpaamSpaam07-20-2012

      Perché in una conversazione spicciola non c’è spazio per gli approfondimenti. È inevitabile. La differenza, allora, la fa lo strumento. Mentre in una discussione personale, oltre alla conoscenza hai pure il tempo per approfondire un argomento, in rete ci si riduce a poche righe di commento o appunto ad una citazione. Una citazione in cui molti si possono riconoscere. Indubbiamente può sembrare classista, ma non la giudico tale. Più che altro, la trovo funzionale, soprattutto sopra un SN. Anziché sintetizzare – operazione dispendiosa – semplifico un discorso in poche righe. Poi c’è l’effetto rassicurante di leggere un autore di cui ho già sentito parlare (per esempio W. Allen) o di un argomento di moda (il Bosone di Higgs) e che mi permette di condividere quell’argomento, seppure non sia il mio campo. In pratica, posso partecipare anch’io!
      La dipendenza del citazionismo, come la chiami tu, è un argomento interessante, ma da cosa dipende? Secondo me è naturale: citare un autore conosciuto rafforza la mia tesi (lo ha detto “tizio”). Inoltre, chiunque ne conosce almeno una ed esula da una conoscenza approfondita. Il Merda – come personaggio – in questo post sottolinea proprio questo!

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